13 ore per un iPhone

13 ore per un iPhone

Cos’è importante al giorno d’oggi? La politica? Lo stato sociale? Lo studio?

Lo scorso Venerdì 26 Settembre le mie bacheche di Facebook e Twitter sono state interamente coinvolte dallo stesso argomento: il Day One Apple per l’uscita in Italia del celeberrimo iPhone 6.
Sono state postate foto di persone in coda davanti ai centri commerciali, agli Apple Store, alcuni appostati lì da oltre 12 ore, per ottenere uno dei tanti desiderati melafonini. I commenti e le opinioni spesso erano astiosi, infamatori, diffamatori e indignati.

Chi si trovava d’accordo con il gruppo Blocco Studentesco che ha lanciato uova contro le persone in fila, chi sostenva fosse colpa loro se l’Italia si trova afflitta dalla “Crisi Generale”, chi fosse esterrefatto e incredulo da come un telefono potesse generare tanta bramosia o chi, più semplicemente, li additava come, cito testualmente, “coglioni”.

Debbo dire che, nonostante quella mattina fossi in ufficio di fronte alla mia schermata di codice ASP, mi sono sentito chiamato in causa, colpito nel personale. Probabilmente perchè due anni fa, il 27 Settembre 2012, ho trascorso 13 preziose ore del mio tempo in fila di fronte all’Apple Store de I Gigli a Firenze per acquistare il mio caro iPhone 5.
Anche in quell’occasione lessi molti post provocatori e disprezzanti sulle persone in fila per il loro cellulare. Adesso ho deciso di provare a spiegare a coloro che non hanno avuto la fortuna di partecipare ad un tale evento com’è realmente una notte in fila all’Apple Store e come l’ho vissuta io.

Erano circa le 18.30 di un fresco Giovedì di Settembre. Terminata la giornata lavorativa c’era una sola cosa da fare: recarsi all’Apple Store, senza neanche passare da casa, per assicurarmi uno dei primi posti in fila. Sono arrivato in loco verso le 19:00 e ho trovato già una quindicina di persone appostate! Mi sono avvicinato a loro e ho chiesto come si stessero organizzando. Un tipo corpulento, che sembrava essere il primo, si è alzato in piedi e mi ha consegnato un biglietto numerato prestampato: 14

Bene, non ero arrivato primo, ma avevo davanti a me solo 13 persone. Poco dopo sono arrivati tre miei colleghi con cui parlavamo di quell’appuntamento da giorni. Anche loro hanno preso i loro foglietti per la posizione in fila. Adesso non ci restava che ASPETTARE!
Abbiamo cenato da McDonald e fatto un giro per i vari negozi del centro commerciale fino alle 22:00, ora di chiusura. Poco dopo, i primi tre ragazzi in fila hanno chiamato a raccolta tutti i presenti, circa una ventina, per informare come si sarebbe svolta la nottata. Ogni 3 ore ci sarebbe stata una Conta: Il numero 1 avrebbe chiamato in ordine tutti gli altri uno ad uno. Chi non fosse stato presente avrebbe automaticamente perso il proprio posto in fila. Ok, la strategia di chi aveva pensato di arrivare presto, prendere il posto numerato e tornare comodamente alle 9 del giorno dopo era vanificata.
Abbiamo trascorso le prime due ore chiacchierando tra noi del più e del meno e a mezzanotte in punto è arrivato un furgone con a bordo alcuni dipendenti Apple che ci hanno portato la merenda! Due scatole di cartone molto capienti con all’interno biscotti, patatine e bevande varie. Sono ripartiti poi augurandoci una buona nottata. Felici come bambini ci siamo presi qualche spuntino e siamo tornati a sedere dove eravamo prima. Alle 01:00 poi c’è stata la prima conta ma nessuno era assente.
Poco dopo qualcuno ha tirato fuori un pallone e abbiamo iniziato a passarci la palla in cerchio. In quell’occasione abbiamo conosciuto altri ragazzi, programmatori come noi, con cui abbiamo scambiato qualche idea sugli smartphone del momento e sui loro sistemi operativi.
Si stavano formando discreti gruppetti di persone. Mi sono assentato personalmente per fare scorta di Redbull ad un distributore automatico 24/7 poco distante e poi sono tornato con il carburante! Tra una chiacchiera e l’altra con degli amici sono arrivate le 04:00 che neanche ce ne eravamo accorti. Ecco la seconda conta, ma ancora una volta nessuno assente. Le persone in fila iniziavano ad essere tante, sicuramente più di cinquanta. Adesso rimaneva lo step più difficile, dalle 04 alle 07! Continuavano ad arrivare persone, eravamo sicuramente oltre il centinaio. Il foglio con la posizione in fila era sempre più prezioso! Si gioca a carte, si scherza e si beve qualche birra che uno di noi era andato a comprare. In poche parole, le 07:00 sono arrivate più velocemente di quanto avevamo previsto!
Ore 06:30 ultima conta che coincide con l’arrivo di altri furgoni con i dipendenti Apple che ci avevano portanto la colazione! Caffè caldo e cornetto per tutti! Un miraggio! Nell’ora successiva gli Apple Genius e diversi addetti alla sicurezza hanno predisposto cordoni per gestire al meglio la fila. Intorno alle 08 sono state aperte le porte ed in modo ordinato siamo entrati nell’Apple Store secondo la nostra posizione e abbiamo preso i tanto desiderati iPhone. Nonostante fossimo distrutti siamo andati tutti in azienda a mostrare orgogliosamente i prodotti appena acquistati e poi via a lavoro senza chiudere occhio.

Tirando le somme è stata un’esperienza bella e divertente! Ho conosciuto persone e ho “fatto serata” in modo un po’ diverso dal solito senza farmi mancare il divertimento. Infine abbiamo speso i nostri risparmi per prendere un iPhone.
Non credo ci sia niente di arrogante in questo, tantomeno mi sento responsabile della crisi italiana per aver comprato in anteprima un cellulare passando una notte insonne con degli amici. Potrei portare l’esempio di chi passa giornate intere sotto il sole cocente per vedere una gara di motociclismo o chi occupa ore ed ore il posto in prima fila per vedere il concerto di un cantante! Noi abbiamo aspettato l’apertura di un negozio per poter comprare un cellulare.
Analizzando l’azione isolata, attendere, sembra assurda! Se pensiamo invece che il tempo lo abbiamo trascorso insieme a persone con cui ci fa piacere stare il tutto appare subito più “normale”. La priorità non era più comprare a tutti i costi un telefono, l’acquisto era quasi in secondo piano, una conseguenza.
Credo che non esista una scala per giudicare cosa sia importante e cosa non lo sia, cos’è giusto e cos’è sbagliato. Esistono semplicemente delle scelte, dei modi di divertirsi l’uno diverso dall’altro, ma se non ledono a nessuno perchè provare così tanta avversione?

Non voglio convincervi che 13 ore di fila per comprare un telefono siano una figata spaziale, ho voluto soltanto mostrare un punto di vista differente rispetto allo standard di come si possono interpretare certi eventi..

4 commenti

  • Non male il tuo articolo, mi trovo d’accordo col fatto che ognuno possa divertirsi come vuole. Secondo me sottovaluti solo un punto nella tua argomentazione finale, cioè trascuri retoricamente le risposte a “se non ledono a nessuno perchè provare così tanta avversione?”. In realtà dipende molto da cosa si intende per “non ledere a nessuno”. Alcuni sono invece convinti che questo comportamento di attendere è tanto deleterio da rappresentare un’esasperazione consumistica che porta alla perdita dei valori e quindi (fallacia di brutta china) porterà al declino dell’intera società. Altri ancora pensano che il solo fatto di comportarsi così sia una delle cause stesse della crisi socioeconomica italiana (fallacia correlazione!= causalità). Si potrebbe poi dire che vedere persone che fanno la fila per spendere diverse centinaia di euro, mostrando cioè palesemente di avere quel potere di spesa, acuiscono la frustrazione di chi quelle possibilità non le ha. Ovviamente uno potrebbe controbattere dicendo che nessuno ti obbliga a seguire le file degli iphone (lo scrivo bene, non storpiandolo, quindi sono #applefag) ma a poco servirebbe. Insomma, uno dei “mali” fatti potrebbe essere di mostrare agli altri di avere più possibilità economica, pure per cose non strettamente necessarie. Questo ingenera frustrazione, invidia e odio (a seconda dei casi) perché, credo, è molto più facile sbavare iracondi contro chi i soldi ce li ha che chiedersi perché noi non ce li abbiamo, inveire contro il fato avverso, le divinità poco misericordiose o l’astratta “ka$ta” tentacolare quanto informe; molto meglio additare le persone in fila, persone in carne ed ossa da insultare e denigrare, sentendosi migliori e quindi appianando l’affronto loro di poter acquistare più di quanto noi possiamo acquistare, di poter avere lo status symbol che noi non possiamo avere (ovviamente dicendo che non lo si vuole, l’invidia è socialmente poco accettata!). Però, rimanendo tutte opinabili e discutibili queste mie riflessioni, è lì che mi sembra scricchiolare un po’ il tuo articolo, nell’assumere che “non si fa del male a nessuno”. Se ad esempio io bestemmio in pubblico, a mio avviso di agnostico non ledo nessuno, tuttavia alcuni se ne sentiranno lesi in quanto insulto la loro divinità, ciò in cui credono o contravvengo ad una regola sociale in cui credono (non si bestemmia, è da maleducati). Insomma, non si può restringere i danni solo ai legami oggettivi (ti entro con la macchina nel bar -> mi paghi i danni; ti tiro un pugno -> ti rompo il naso) ma si deve considerare anche i legami soggettivi, cioè quei danni che dipendono non tanto dalle situazioni oggettive, quanto dal contesto culturale, ideologico e valoriale di chi è coinvolto. Nel campo dei legami soggettivi “vale tudo”, tuttavia non per questo non si può discutere di cosa abbia più o meno senso a mio o tuo avviso. Io penso che la massificazione di un oggetto status-symbol di alta tecnologia comporti molte incomprensioni da parte del grande pubblico, che foraggiato dai giornali e dai siti vede l’evento come molto (molto!) più diffuso di quello che è (sembra coinvolga tutti o quasi, tanto da ingenerare l’effetto “siamo rimasti in pochi non pecore, uniamoci e combattiamo”, una paranoia da accerchiamento che mi pare francamente iperbolica) e che, spesso disinteressato com’è, non si prende la briga di analizzarlo ma piuttosto lo declina in chiave personale, esprimendo con l’occasione le proprie frustrazioni, paure, i propri giudizi su società, politica, “la gente”, “le pecore”, “il consumismo”, “i giovani”, “le nuove generazioni”. L’evento viene percepito come talmente importante che urge decidere dove stare, “con” o “contro”, senza per questo approfondire davvero. Si fanno domande retoriche per risposte retoriche, si reciclano slogan e si esaspera ogni componente della cosa, fino all'”io odio l’Italia”, “speriamo l’umanità si estingua”, “siamo tutti pazzi” ecc. Concludo con una riflessione: ho sempre pensato che la conoscenza sia uno degli obiettivi da porsi nella vita. Chi conosce e comprende cosa succede attorno a lui è, dal mio personale punto di vista, una persona che ha ottenuto qualcosa di importante, per me la cosa più importante che si possa ottenere. Dunque, io non so se ci ho capito qualcosa, ma non posso fare a meno di volermi allontanare da chi, tronfio di “non capire”, invece di chieresi cosa fare per comprendere i comportamenti altrui, si rifugia nell’insulto, nel disprezzo, nell’avversione, nell’odio.

    Tommasino Sborgiassi Reply
    • Critica arguta la tua (mi sono inconsciamente tolto la felpa e messo comodo per di rispondere). Sono pienamente d’accordo quando dici

      Però, rimanendo tutte opinabili e discutibili queste mie riflessioni, è lì che mi sembra scricchiolare un po’ il tuo articolo, nell’assumere che “non si fa del male a nessuno”. Se ad esempio io bestemmio in pubblico, a mio avviso di agnostico non ledo nessuno

      difatti non volevo rifugiarmi dietro il banalissimo scudo del “tanto non do noia a nessuno”. Seppur vero quanto appena detto, dobbiamo anche contestualizzare l’ambiente in cui ci troviamo e in cui avvengono certi episodi. In alcuni paesi un sonoro rutto dopo aver finito il pranzo è segno di apprezzamento, mentre in altri è sintomo di cattiva educazione. Diciamo che nella società di oggi uno smartphone costa dalle 100 alle 1.000€, quindi con questo pensiero siamo legittimati a criticare chiunque ne possegga uno?
      Eppure sono passati i tempi in cui estrarre un iPhone di tasca suscitava emozione nelle persone. I negozi ormai sono pieni di smartphone di tutti i prezzi, anche superiori a quelli Apple. Gli stessi che offendono gli Apple-fag appostati sono convinto che spulciando le loro tasche non sia difficile tirar fuori un iPhone! Allora dove sta il problema?

      Come dici te poi, questi eventi sono spinti in evidenza dai media e dalle persone indignate. Per conto loro, le persone in coda non fanno niente per farsi pubblicità, se non qualche foto postata su Facebook! Anche per questo motivo non capisco perchè prendersela così tanto con loro.. O forse lo capisco, ma proprio mi rifiuto di accettarlo. Quando in autostrada mi sfreccia di fianco una Lamborghini Gallardo mi può scappare qualche mala parola, ma non incanalo certo la rabbia sui social network per sfogarmi.
      Io considero il Day One Apple una specie di evento. Ovviamente si può comprare l’iPhone, lo STESSO iPhone, anche il giorno successivo. Si alza un polverone solo quando si fa la fila.
      Allora, dico io, possiamo inveire contro tutto e tutti: contro chi fa la fila ai concerti, contro i collezionisti di francobolli, contro chi si veste a tema per il remake di Episodio I – La minaccia fanstama, o contro chi fa-qualsiasi-cosa-a-me-non-piaccia.

      Questi argomenti poi sono delicati ed è molto facile sfociare nel qualunquismo. Non volevo scavare troppo a fondo, la mia era una semplice descrizione di come ho vissuto quell’evento due anni fa con un pizzico di sana, gustosa e malcelata polemica. 🙂

      Niccolò Baldini Reply
  • Infatti mi rendo conto che a volerne discutere ci si fa notte (vedi il mio breve commento). Il tuo punto di vista è interessante perché diverso, l’ho apprezzato molto. Concordo pienamente con l’idea che sia un evento. Per bontà di argomentazione, riportavo però per quale motivo altri la pensino in modo molto diverso. Poi io, come te a quanto pare, abbiamo deciso che non c’è nulla di così abnorme e orribile nel vedere persone fare la fila, che non sono i prodromi dell’Apocalisse, che non c’è in quella fila nulla di così eclatante da giustificare insulti, bestemmie, anatemi ecc.. Diciamo che quanto scritto sopra servirà più a chi ancora “non capisce” e pensa che “sono tutti pazzi”, come spunto di riflessione, insomma. Grazie della risposta, accettare le critiche è cosa rara.

    Tommasino Sborgiassi Reply
    • Avevo paura tu mi fraintendessi, ma non è accaduto! Questo mi fa piacere perchè ho molto apprezzato la tua critica, se così può essere definita.

      Niccolò Baldini Reply

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